5 MOTIVI PER ASCOLTARE, SEGUIRE, ADORARE LAURA PERGOLIZZI (LP)

È un dato di fatto che ho un debole per il talento puro: non a caso, da ragazza, decisi di gestire insieme ad altri amici appassionati una webzine musicale, concentrandomi soprattutto sugli emergenti e dando loro spazio per farsi conoscere.

Della signorina Laura Pergolizzi, aka LP, probabilmente sapete già tutto: american-italian, 36 anni, con vent’anni di carriera musicale alle spalle di cui purtroppo ci sono arrivati soltanto due album (Forever for now, 2014 e Lost on you, 2016, il cui singolo omonimo ci ha triturati per tantissimo tempo su un famoso spot televisivo) e un monte di brani scritti per superstar come Rihanna, Cristina Aguilera e nientemeno che i Backstreet Boys.

Ci si chiede perché abbia sfondato solo adesso: è molto più brava di tanti altri cantantucoli da strapazzo che riempiono palchi internazionali col solo merito di essere un po’ orecchiabili e magari anche good-looking (qualcuno ha nominato Justin Bieber?).

LP ha uno smalto diverso. Vi facilito la comprensione e ve lo racconto in 5 punti!

1- GRANDE VOCE, TECNICA ESPRESSIVA, NESSUNA ESAGERAZIONE

Avete presente Giorgia? Non si può certo negare che abbia una voce eccezionale, ma personalmente la prenderei a randellate nei denti ogni volta che gorgheggia per sfoggiarla, esagerando e banalizzando le sue doti.
Laura Pergolizzi possiede un talento prorompente sotto tanti aspetti:

  • Ha un timbro di voce che ricorda quello di Cindy Lauper, ma più sensuale e graffiante;
  • Si sposta da un registro all’altro con la facilità con cui sbatte le palpebre;
  • Possiede una tecnica invidiabile, dovuta anche alla sua passione per il canto lirico;
  • È autrice di tutti i suoi brani e in quanto a scrittura si posiziona su un livello altissimo.

LP è equilibrata e impeccabile, pulita, ma pur sempre eccezionale e carica di energia.

Sentite che bomba questa cover di “Halo” della più famosa Beyoncé:

2- DAL VIVO È ANCORA MEGLIO

Ricordo il concerto di Madonna a Torino nel 1987 come il primo che ho atteso almeno quanto Babbo Natale. Però, ricordo anche che non aveva azzeccato una nota nemmeno a pagarla. Sia chiaro: Madonna per me è Madonna, come tale non si tocca e non si discute, PERÒ.

Al concerto di LP lo scorso 25 luglio a Grugliasco (Torino, again!) non credevo alle mie orecchie: non solo la ragazza ha tenuto l’intonazione dall’inizio alla fine, ma ha interpretato i brani ancora meglio che in studio di registrazione. Pulita come sempre, ma più coinvolta. Che cosa volete che sia farsi da soli anche echi e controcanti? O alzare/abbassare di un’ottava gli svolazzi in coda al ritornello? Gioco da ragazzi, eh? Smashing.

 

3- È TALENTUOSA QUANTO UMILE: IL CASO DEL FANCLUB ITALIANO

Mi spiace procedere per paragoni ancora una volta, ma va fatto: in gioventù sono stata tra le admin del Fanclub Ufficiale Italiano degli HIM, riconosciuto e benedetto dalla casa discografica finlandese e da BMG Italy. Il management non l’abbiamo mai sentito. Il gruppo ancora meno.

Noi eravamo tante, tuttavia non siamo mai riuscite a organizzare un meet&greet come lo sognavamo, ovvero con tutti i fan che avrebbero voluto partecipare, da tutto il paese. Ci è stato concesso di incontrare Valo per pochi minuti, in numero ristrettissimo, ma è finito tutto lì. Siamo uscite dalla sede di BMG che ci sentivamo pure in colpa, perché non avevamo potuto coinvolgere nessuno in più. Sembrano sciocchezze, e lo sono rispetto a tante altre cose, ma in quel momento noi stavamo lavorando per loro, facendo da filtro e radunando i fan da tutta Italia. Non è stato bello essere trattati con sufficienza. Non è stato – da parte loro, management compreso – professionale. Eravamo noi a comprare i loro dischi, e il cielo sa quante limited edition stazionano ancora nelle nostre case, trattate come reliquie.

LP ITALIA mi ricorda molto il nostro HeartaClub: un gruppo di volontarie che spendono moltissimo del loro tempo a gestire le notizie su LP, i live da condividere, i fan che si devono spostare da tutta Italia per i concerti (fantastico il format “Offresi passaggio” che mette in contatto diretto le persone per scarrozzarsi vicendevolmente verso i palchi calcati dall’artista), e che condividono tutto quello che fanno con grande trasparenza ed equilibrio (non datelo per scontato, nemmeno dove non c’è più così tanta gioventù!).

Tutto questo non avrebbe molto senso se Laura e il suo management non fossero i primi a sostenere i fan: con dirette da Instagram dove vengono ringraziate le persone intervenute ai concerti, un contatto con le rappresentanti dei fanclub che li tengono aggiornati come possono di tutto quello che la riguarda nel nostro paese, e la partecipazione diretta seppure flash alle comunicazioni che provengono dai follower.

Inoltre, dal vivo, non manca mai il contatto: la cantante scende sempre verso le prime file per toccare le mani a tutti, ringraziare, scattarsi selfie con gli smartphone del pubblico, prendersi i regalini che le danno, commentarli dopo il concerto con mille ringraziamenti, facendo sentire la gratitudine che spetta al suo pubblico.

Non male, davvero: quanti lo fanno?

 

4 – LA SUA IMMAGINE CARISMATICA METTE PACE TRA I GENERI

Laura non fa segreto di essere gay, e nemmeno è così difficile capirlo: il suo look androgino parla da sé e lei si mostra com’è con serenità, come sarebbe bello che facessero tante altre persone che – invece – restano incastrate nel fastidioso cliché “don’t ask, don’t tell”. Diciamo di essere aperti e magari nel nostro piccolo lo siamo, ma la realtà è ancora fatta di resistenze ottuse sulla fluidità sessuale che – piaccia o meno questa cosa – è un dato reale. Il fatto che sempre più personaggi pubblici mostrino questa tranquillità senza sfumature ambigue è di supporto alla nostra gioventù che si affaccia alla vita proprio in questo momento di transizione tra il medioevo sessuale e un futuro più umano. Il vero pride coincide con il sentirsi normali qualunque persona ci faccia battere il cuore: questo è il vero abbattimento dei muri dell’omofobia. Innamoratevi delle persone, non del loro sesso. È un bel pensiero e lo condivido. A Grugliasco c’era un pubblico così eterogeneo che l’ho proprio amato: dalle coppie etero a quelle omosessuali, alle famiglie con bambini, ai vecchietti con bastone (GIURO). Tutti lì per lei. Tutti insieme e tutti uguali, per la sua musica. Che bella sensazione!

 

5 – I BRANI SONO UNO PIÙ BELLO DELL’ALTRO

Ed eccoci al punto più importante, che riguarda il contenuto musicale. Se conoscete solo Lost on You grazie allo spot della 3, fate lo step successivo: entrambi gli album (che potete trovare su Spotify e in vendita su Amazon) rappresentano un concentrato di qualità tecnica e musicale impressionante, per chi ama il suo stile a metà tra il pop e l’indie, contaminato dal folk, dal blues, dalla dance anni ’80 e portato all’estremo da un’energia positiva aggregante: basti pensare anche solo a “Strange”, un vero e proprio inno da dedicare a tutte le persone che amiamo e che ci supportano. Ognuno di noi, una volta adulto, sceglie gli amici che diventeranno la sua nuova famiglia, la quale a sua volta porta con sé la propria particolarità come un valore e mai come un difetto: “we are all strange, and it ain’t never, never, ever gonna change”: celebriamo la nostra stranezza, facciamola diventare la nostra forza: finché saremo insieme, sarà tutto più semplice.

Che ne dite, vi ho convinto? Datele una chance e la amerete alla follia, ma soprattutto: #bringyourstrange!

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