Con te, partirò

Ho pensato tanto se pubblicare o meno questo post. Ci sono avvenimenti, sentimenti, che è meglio tenere per sé, non buttare addosso agli altri. Ma è pur vero che è proprio grazie a certi avvenimenti, sentimenti, che la vita acquista un sapore diverso, e si cambia, si osa.

Questo 2018 mi ha regalato molto più di un semplice cambio di rotta. Mi ha regalato coraggio, un’esperienza che non dimenticherò facilmente, nuove prospettive, e – in ultimo, ma non è per nulla all’ultimo posto – mi ha regalato l’amore. Un amore che non mi aspettavo e che mi ha travolta, al quale ormai avevo tacitamente rinunciato. Mi ha regalato una persona che in tutto e per tutto è – perché certe cose si sentono, che lo vogliamo oppure no – quella giusta per me, quella che si è disposti ad aspettare per una vita intera e però tutto sommato non si crede che possa arrivare davvero. Mi ha detto “smetti di fare finta di vivere, e buttati”. E così mi sono buttata. Tra le sue braccia, ma soprattutto nella mia vita.


Ho detto di sì a lei e da quel momento ho innescato cambiamenti che avrei dovuto affrontare tanto tempo fa. Mi sono ritrovata tra le mani le chiavi di un appartamento nuovo, un biglietto del treno che sarà presto di sola andata, ho fatto conoscenza con un sole di agosto che ha illuminato in modo nuovo le mie giornate, e abbracciato la prospettiva di cambiare ancora una volta i rapporti di lavoro, riarrangiarli, scoprirne di nuovi, cercarli in un posto diverso, con persone e abitudini diverse.

Ho ritrovato Roma. La “mia” Roma. Quella di cui ero perdutamente innamorata, e che è apparsa come un sogno nei miei racconti solo un anno fa, come a darmi un preavviso.

Roma sa quanto può essere bella o, forse, ignara di quanto possa essere antica, imponente, maestosa e al tempo stesso moderna, accogliente, rassicurante, si lascia vivere dalle persone come se niente fosse? Le città hanno un’anima che è l’uomo stesso a soffiare loro nel cuore. Roma porta bene gli anni che ha, ma spesso viene abbandonata dal suo amante, che la copre d’oro e di letame senza distinguo, la porta in palmo di mano e la maltratta, la prende a schiaffi e la seduce, per poi lasciarla al suo destino un’altra volta. È una donna che perdona, perdona all’infinito, anche quando è ferita nell’animo. È una donna che non sa stare senza il suo carceriere, che ha bisogno di lui per splendere ancora; non riesce a liberarsene e si lascia violentare senza più lacrime.

Questa Roma violentata eppure ancora così affascinante, così prepotente e fiera, così viva, mi era entrata sotto la pelle tanti anni fa, e l’avevo dimenticata. Come ho potuto? Come si può dimenticare un grande amore? Presa da una quotidianità che non mi regalava sollievo, l’avevo data per scontata e sepolta sotto una coltre di insicurezze.

Sono i dettagli che, quando sei distratto, ti riportano alla realtà. La mia dolce metà mi chiederebbe “ti sei incastrata?” e avrebbe ragione a usare quel termine: mi ero “incastrata”, mi ero persa in trame che non capivo. È stato il disegno di una farfalla a risvegliarmi, posata con dolcezza sul suo braccio. Mi ha ancorata all’oggi e mi ha restituito l’ossigeno di cui avevo bisogno.

Sono quindi partita.

È un viaggio importante, spero definitivo, da percorrere con la certezza, finalmente, di chi sono.

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