PARLIAMO DI CONTESTO: PERCHÉ NON C’È NULLA DI INADEGUATO NEL DISCORSO DI FEDEZ DEL PRIMO MAGGIO

Te ne stai sul tuo bel divano comodo a sorbettarti ogni giorno solo notizie altamente selezionate, esci credendo che – visto che siamo in zona gialla e tutto ha riaperto – il Covid-19 stia perdendo forza, inorridisci sulla SuperLega (oppure esulti, a seconda), ma che la legge Zan, importante documento e strumento di “prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità” non venga approvata in Senato perché una sola persona pensa che non abbia peso, non si discute. Questi i fatti.

Poi spegni la tv, passi a Internet, e BAM! Scopri che c’è una bella maretta sull’argomento, come è giusto che sia. Scopri anche che un cantautore, Federico Lucia AKA Fedez, marito dell’influencer più famosa al mondo Chiara Ferragni, si è espresso con toni molto decisi sui suoi canali contro l’ostruzionismo leghista in senato. Metti un like, e passi oltre.

Poi arriva il primo maggio, e il merdun scoppia che è una meraviglia.

COSA È SUCCESSO SUL PALCO DEL CONCERTONE DEL PRIMO MAGGIO

Fedez sale sul palco, e dopo avere fatto un doveroso discorso sulla parca attenzione (e usiamo un eufemismo ogni tanto) mostrata dalla Presidenza del Consiglio sulla questione posti di lavoro nello spettacolo, accende una miccia e la fa scoppiare alla grande. Per citare un amico ed ex collega che lavora nel suddetto settore: “per la prima volta Fedez ha fatto Hip Hop” (grazie Ivano).

Fedez, meglio di Conte durante il lockdown, fa nomi e cognomi. Denuncia Ostellari per avere bloccato una legge di cui è evidente ci sia bisogno, e cita – uno per uno – tutti i politici che hanno pronunciato frasi omofobe e discriminatorie. Uno per uno.

E non si ferma qui: perché la vera bomba la fa scoppiare in RAI, denunciando di essere stato gentilmente invitato a modificare il suo discorso dai vertici della tv di Stato, di “adeguarsi per favore al Sistema (ho i brividi solo a scriverla questa cosa, pure che lo so bene che esiste un Sistema)”, di trovare “fuori contesto” il suddetto discorso; e, infine, mette la ciliegina sulla torta pubblicando l’imbarazzante telefonata che lo testimonia.

IL CONTESTO E LA FUNZIONE DELL’ARTE, DA SEMPRE

Può piacerti o meno che Fedez sia tanto osannato quando la sua produzione artistica non ti piace e non ti interessa, e ci sta;

può piacerti o meno che sia così esposto in senso mediatico in quanto marito dell’influencer per eccellenza, e ci sta;

può piacerti o meno che tutta questa visibilità sia un evidente spostamento di masse, ogni volta che aprono bocca i Ferragnez. 

Ma questo ci sta solo se non è diretto a finalità più che doverose.

Dacché l’arte ha avuto voce, la sua funzione ha abbracciato critica sociale, politica, denuncia e disrupting. Possiamo citare a piene mani artisti che hanno preso una posizione nella storia e che sono stati portavoce di un malessere evidente della società. Ci piazziamo il quadro “Il Quarto Stato” di Pelizza da Volpedo sulle cover di Facebook, consapevoli – o anche no! – del significato che contiene. Ricordiamo la canzone “L’Amore Rubato” di Luca Barbarossa sul palco di Sanremo nel 1988 in quanto denuncia degli stupri che passano ogni giorno sotto silenzio, e che oggi vengono sminuiti da personaggi famosi che hanno la faccia tosta di ridicolizzare  e rendere piccola la difficile decisione di prendere coraggio e denunciare in tempo la violenza.
Facciamo i fighi sui social, ma la verità è che la nostra voce, sentita o meno che sia, non ha peso.

Siamo in mani inadatte, sempre per usare un altro eufemismo. Fedez ha preso in mano il suo ruolo in quanto artista e la sua popolarità e ha detto ciò che era importante dire, fregandosene delle querele, delle conseguenze legali (se stai per dire “tanto se lo può permettere”: e scusa, quanti “se lo possono permettere” e non lo fanno?) e delle ripercussioni che avrà tutto questo sulla sua presenza televisiva. 

Coraggio? Forse no, direi più “sicurezza”. Eroe? Nemmeno, ha detto le cose come stanno.

Ma di certo ha fatto una cosa che andava fatta: ha posto l’attenzione con un enorme tsunami su una legge che si pronuncia sui diritti civili e che non riesce a essere approvata, sul carattere manipolatorio dei media odierni e sulla pochezza della nostra politica. Ché è vero, queste cose le sappiamo senza che vengano dette, è da un po’ che il segreto di Pulcinella è evidente. Ma portarlo in diretta tv è come dire che il Re è nudo, e forse – dico forse – potrebbe contribuire a un minimo di ritocco di un Sistema che non sta facendo nessuno degli interessi veri che ci colpiscono in quanto cittadini aventi diritti.

Questo è il mio punto di vista. E aggiungo che vorrei tanto che fosse ruolo di un certo schieramento politico parlarne e assumere la difesa delle minoranze, non di un cantante o di un influencer. Ma a poco servì il discorso di Serracchiani nel 2009, e a poco temo servirà quello di un cantante.

Va detto: il contesto era quello giusto. Ora più che mai, dato che le piazze sono sempre meno luogo di protesta in grado di muovere, quella del primo maggio era la piazza in cui tenere quel discorso.

Ad Maiora. Speremmu.

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