DE MEDIOCRITATE

L’epoca storica che stiamo vivendo è fatta di superfici e di laghi profondi in cui scegliere di affogare o da navigare a pelo d’acqua.

Spesso sento discorsi raggelanti su come l’uso dei social network abbia appiattito le menti, trasformando gli esseri umani in opinionisti di Barbara D’Urso; come non fosse mai esistita, prima, quella categoria di persone convinte che il loro ben arredato giardinetto di opinioni, confezionate e infiocchettate, pronte a essere sparate fuori, basti per stare al mondo. 

I social, per dirla come Eco, hanno sì “dato voce agli imbecilli” come risultato di essere utilizzati dalla stragrande maggioranza della popolazione mondiale; tuttavia, alla mediocrità non serve essere stupida o ignorante. 

La mediocrità è fatta di immobilità, di pensiero unico, di autocompiacimento – spesso anche accademico – nutrito dalla convinzione di essere degno solo perché si fonda su un profondo nozionismo da esibire davanti alle folle, concepite come greggi incolti e incapaci di afferrare il senso delle parole, anche quelle italiane.

E allora mediocre diventa anche il plurilaureato che “studia fino alle lacrime” ma che, alla fine, della vita e delle persone, della sua stessa condizione di essere umano, non ha capito niente, né riesce a guardare al di là del suddetto giardino bene arredato, fatto di convenzioni rassicuranti e fini a sé stesse. 

Lo è a pari merito l’ignorante che commenta fatti di cui non capisce il significato e il laureato che non riesce, nonostante il tempo passato sui libri, a trarne un approccio alla vita.

Circondati, da un lato, da hard disk votati al nozionismo e alla citazione e, dall’altro, da persone che non hanno potuto accedere – o non hanno voluto – agli strumenti culturali, cerchiamo di creare una dimensione tutta nostra, disomogenea socialmente ma omogenea nella sua chiarezza di pensiero, e nella capacità di sviluppare e nutrire senso critico e buon senso. Una cerchia di pochi e ben selezionati, colti e non – ma evoluti! – che ci permette di far finta che il resto del mondo non sia così inconsistente nei fatti e nei pensieri.

Nell’inaccettabilità della mediocrità intesa come incapacità di vivere e pensare senza evitare di fare della nostra variopinta società e cultura un’unica parete bianca o nera, in cui non esiste una nota dissonante, ma solo un intero inscindibile in cui non risultano visibili i numerosi pattern ripetuti e adattati pronti a essere oggetto di sana critica e spesso autocritica, sta la vera chance dell’umanità che stiamo costruendo.

La domanda è: saremo all’altezza di fare pulizia di questa mediocrità, o sarà per tutti più facile abbassarci al suo livello per sopravvivere insieme alla maggioranza che l’ha già accettata?

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