LA FORZA IMMENSA DELLA VULNERABILITÀ

Vorrei condividere con voi un piccolo regalo che ho ricevuto stamattina, mentre portavo avanti la mia miracle morning: il discorso di Brené Brown, ricercatrice americana, sulla vulnerabilità umana.

Lo faccio perché mi sono sentita chiamata in causa in modo diretto: come se la Brown avesse puntato il dito e, col sorriso, avesse detto “ehi, sto parlando proprio a te! Siediti e ascolta”.

 

Il 2017 è stato un anno strano, per me. Non è accaduto nulla, ma è cambiato tutto.

Tutto: a partire dalla percezione di me stessa, fino ai miei ricordi, che hanno disseppellito eventi che il mio meccanismo di autodifesa aveva nascosto per decenni, per non farmeli trovare. Per fortuna ha fallito.

Non è successo nulla; se non un piccolo fatto di cui ho dovuto prendere atto nella sua immediatezza, che mi ha disarmata nella sua semplicità, che mi ha ridotta in lacrime – ma erano lacrime vive, quindi di quelle che fanno bene. Non tutte le lacrime sono per forza amare – ma ha cambiato del tutto il mio punto di vista. Non è cosa da poco: tutti siamo certi di averne uno, nostro, nel pieno senso di possesso del termine, che ci definisca in quanto persone.

La nostra identità è spinta da questo punto di vista che ci fa vedere solo una parte delle cose che ruotano intorno a noi: se siamo convinti di non valere nulla, vedremo solo ciò che conferma questa ipotesi; se siamo timidi, vedremo luccicare tutto quello che ci fa paura con terrore; se siamo egoisti vedremo solo possibilità per noi escludendo gli altri, e così via.

È un lavoro quotidiano che non portiamo a coscienza, siamo noi nel nostro essere umani. Nel bene e nel male.

Questo piccolo fatto che mi ha cambiato la vita, questa microscopica presa di coscienza che non mi aspettavo di vivere, che mi ha aperto gli occhi su alcuni comportamenti che ho mantenuto per tutta la vita, che mi ha fatta scegliere nella direzione sbagliata per quarant’anni, che mi ha impedito di vedere altre possibilità, è davvero una piccola cosa; eppure ha messo in discussione chi sono, cosa cerco e cosa voglio da me stessa e dagli altri.

 

Il dono più prezioso di questa esperienza mi viene dalla vulnerabilità.

Immaginate di essere nudi, circondati da una folla di persone vestite di tutto punto, che si voltano, vi guardano, vedono esattamente cosa siete. Avete due possibilità: dire a tutti “sono nudo, e allora? Tutti lo siamo sotto gli abiti!”, alzarvi e camminare; oppure chinarvi su voi stessi, coprire quel che potete, afferrare la prima cosa che trovate intorno a voi e buttarvela addosso, per poi scappare in preda alla vergogna.  Io ho scelto di fare la nudista, almeno con la maggior parte delle persone: mi sono alzata, mi sono guardata, e prima di tutto ho dovuto fare la cosa più difficile, che è rendermi conto di essere nuda. Non è così immediato, non è che ci si veda allo specchio come si è. Ognuno di noi cerca di ignorare lati di sé, sia negativi – perché non gli piacciono – sia positivi, perché non ci crede abbastanza.

Io sono cambiata. Anzi, forse sono me stessa come non lo sono mai stata. Nel pieno della mia coscienza, senza lati oscuri che non afferro, senza domande. Sono io, e lo sono con orgoglio e con coraggio. Sono io, e non vorrei essere altro da me. Sono io, e  mi iscrivo in palestra, vado a fare i miei controlli medici, mi impegno ancora di più a trovare tempo per fare quello che amo, perché tra le altre cose ho capito c’è che non mi sono amata abbastanza negli anni passati.

Quello che voglio dire è solo che non è tardi, mai, a nessuna età, e che possiamo capire tanto di noi stessi anche da una piccola cosa, e affrontarla, prendere il toro per le corna, darle un senso, trasformarla in una stella, farla brillare e renderla la luce che da questo momento in avanti guiderà il nostro cammino, senza paura di giudizio, senza paura di fallire, senza motivi auto indotti per boicottarla.  Whole hearted.

Vi lascio al TED Talk di Brené Brown. Fatene l’uso migliore che potete.

 

 

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