LA RAGAZZA DEL TRENO: NON TUTTO È COME SEMBRA

Inizia con uno stream of consciousness introspettivo, come una confessione, come una seduta dall’analista, questo thriller per la regia di Tate Taylor tratto dall’omonimo romanzo di Paula Hawkins. Un incipit che raccoglie, sparsi, i pensieri della protagonista, Rachel Watson. Di lei sappiamo che, ogni mattina, sale sul treno per New York e si abbandona a fantasie su immagini di una vita che ormai non è più sua: passando davanti alla sua vecchia casa, spia per pochi secondi – il tempo del passaggio del treno – la vita del suo ex marito, Tom Watson e della nuova moglie, Anna Boyd, che da lui ha avuto una bambina. Un giorno, durante uno dei suoi viaggi, la ragazza nota che sulla terrazza della sua vecchia casa  Anna è insieme a un uomo, che però non è Tom; arrabbiata, sospettosa, Rachel si ubriaca come tutte le sere da quando il suo matrimonio è naufragato. Scopriamo così che è alcolista, che ha perso il lavoro e che nutre per la sua vecchia vita un’autentica ossessione. La visione di Anna che tradisce l’ex marito atterrisce Rachel, che da quel momento “perdiamo”: il suo personaggio diventa una pennellata ad acquerello che si stempera in una scia sempre meno chiara, sempre meno definita. Ma la donna sulla terrazza non è Anna, bensì Megan, la sua bambinaia, che scompare in circostanze misteriose; Rachel – che ricorda di averla avvicinata e teme di aver commesso qualche sciocchezza sotto l’effetto dell’alcool – si aggrappa ai pochi ricordi che le sbronze le consentono per riuscire a capire fino a che punto è coinvolta in questa scomparsa, ma soprattutto quali tra gli incubi che la perseguitano sono reali e quali no.

La narrazione è quasi pittorica, fatta di descrizioni di gusto letterario, che richiamano con molta probabilità passaggi del libro di cui il film è adattamento; la fotografia è fredda come l’inverno in cui è ambientato, le immagini a tratti sfocate e a tratti nitide, in funzione del linguaggio narrativo. Lo spettatore segue un viaggio a ritroso insieme a Rachel,  e dubita con lei. Ma la mente gioca brutti scherzi, e la verità fa capolino ex abrupto

“La ragazza del treno” è un thriller che suona sulle note del più famoso “Le verità nascoste”; di certo non un capolavoro di originalità, ma molto ben confezionato. Una visione che consiglio senza dubbio, forse più per “come” che per “cosa” viene narrato, riservandomi di leggere al più presto anche il romanzo da cui è tratto.

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