PERCHÉ HO APERTO PARTITA IVA?

Sono cresciuta scrivendo, fin da quando ero molto piccola e ancora non sapevo tenere la penna in mano. Ho preteso una macchina da scrivere a cinque anni, e mi sono arrabbiata moltissimo perché mia madre e mio padre hanno tentato di rifilarmene una che non scriveva veramente. Li ho costretti, sotto un bombardamento di capricci, a sostituire il regalo. Non vi dico quando ho ricevuto il vero oggetto dei miei desideri: passavo giornate intere a scrivere, scrivere, scrivere.

Crescendo, mi sono convinta che potessi anche camparci, scrivendo. Mera illusione: per un articolo mi pagavano pochissimo o non mi pagavano affatto; ero frustratissima, e a un certo punto mi sono persino detta “forse non è la tua strada”, nonostante fosse la cosa che mi riusciva meglio. Ho spento il computer (che nel frattempo aveva a sua volta sostituito la macchina da scrivere) e ho fatto altro.

La verità è che quando sei a tuo agio nel fare qualcosa, non dovresti mai rinunciarci. Io ero a mio agio davanti alla pagina bianca, ero a mio agio tra le parole; tuttavia mi sono tradita per anni, solo perché non davo abbastanza valore a me stessa e a ciò che sapevo fare. Alla fine, la stavo dando vinta a loro, quelli del “ma guarda che non si campa scrivendo, ma guarda che non si campa con la creatività, ma guarda che non si campa con i sogni”.

 

Finché non è arrivata l’Occasione.

 

Ora, quando si parla dell’Occasione con la lettera maiuscola, pensano tutti al successo facile. E invece no, mi spiace, non c’è nessuna lotteria della fortuna da vincere: l’Occasione ti piega, ti riempie di dubbi, ti fa vacillare e ti costringe a riconsiderare tutto quello che hai fatto; ti butta giù dal tuo comodo letto e non ti lascia più dormire, ti morde lo stomaco finché non capisci che è proprio quello che ti serve, smettere di dormire.

L’Occasione è un pugno in pieno viso.

Con l’occhio nero, ho lasciato la mia vecchia vita e ho imparato che il tempo è stracolmo di vecchie vite da sostituire. Come quella macchina da scrivere che non scriveva, che non sentivo alla mia altezza, perché volevo fare di più, volevo fare meglio.
Ho rischiato di restare con un pugno di mosche in mano; ma ho sacrificato il mio tempo, mi sono impegnata, ho giocato d’azzardo. Non è successo.

Ecco perché ho aperto partita IVA, mi sono lanciata e ho promesso a me stessa che non mi sarei mai più adagiata sulle cose che sapevo fare bene.

Sto mantenendo la parola: ho sempre qualcosa di nuovo da capire, studiare, provare. Per questo sta funzionando.

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