QUANTO INDULGIAMO AL BODY SHAMING?

Ieri sera ero davvero fuori di me. Sono una pasionaria e me la prendo tanto se si finisce a questionare su certi argomenti che sento molto vicini, e parto in quarta, armata fino ai denti, col rischio di finire a baccagliare anche con gli amici che conosco da una vita.

Tralasciando il fatto che una consistente porzione di lettori – e non solo sui social – non capisce quello che legge, e che la discussione su cui verte questo articolo è nata proprio da un fraintendimento del testo, puro e semplice: la società di oggi vede e percepisce sessismo, razzismo, intolleranza, disprezzo e crudeltà soltanto a livello macroscopico.

L’assunto principale che mi ha infastidita in profondità è semplice:

Dire di una donna che “sembra un uomo” non è un’offesa.

 

MITTENTE, MESSAGGIO, RICEVENTE

Allora, qui potremmo stare mesi su mesi a fare discorsi sul fatto che un paragone con l’uomo di per sé non è un’offesa e bla, bla, bla. E non fa una piega: se penso a un maschio non penso a un concetto in sé negativo, ma quando comunichiamo, su quello stesso concetto che di per sé è neutro, carichiamo delle sfumature, altrimenti detti sottotesti.

Un conto, a mio parere, è dire: “quel/quella cantante ha un look androgino” o “scusa, non capisco: è maschio o femmina?”, o “l’avevo scambiata/o per un ragazzo/una ragazza!”.

Un altro, esclamare:

“ma quella sembra un uomo!”

“no ma dai, non vedi che sembra una femmina?”

 “lo sa che se si veste così sembra un maschio?”

“perché si concia come un uomo?”

“Ma ha lo smalto?”

 

Io sono certa al 100% che abbiate sentito delle sfumature nelle frasi precedenti. Sfumature che conferiscono all’essere uomo/donna, concetti per natura neutri, un significato negativo, disprezzante.

Troppo spesso non facciamo più caso a quello che viene detto, solo perché il più delle volte non viene detto a noi.

Il fatto è che questo comportamento ha un nome. Si chiama Body Shaming.

 

BODY SHAMING: SE “NON VAI BENE” COME SEI

Il Body Shaming è vecchio come il mondo, non è stato inventato adesso: esiste un canone di bellezza diciamo “standard”, riconosciuto dalla società, che porta ad additare ciò che non ha con esso piena corrispondenza.

La classica situazione da terza media dove si dice “quattrocchi” e “secchiona” alla prima della classe, oppure “bombolo” al ragazzo più in carne e “femminuccia” a quello più debole, e su quest’ultimo potrei aprire un ulteriore capitolo riguardo al significato negativo che il femminile acquista se applicato a un uomo.

Succede anche tra gli omosessuali: i gay che disprezzano le lesbiche perché “sono dei camionisti”, gli “orsetti” che coniano espressioni come “quello ha il polso slogato” per indicare un maschio omosessuale che gesticola molto ed è marcatamente effeminato. O, dulcis in fundo: “ma sembri una lesbica!”. Converrete tutti che “lesbica” non è di per sé un insulto, ma è quel tono sottinteso, nascosto, a caricare la parola di disprezzo.

Quindi, Body shaming è rivolgersi a una donna con un “sembra un uomo” disprezzante, sottintendendo senza dirlo (perché – appunto – l’importante è che non sia macroscopico l’insulto, ma delicatamente sottinteso), che non è attraente, che è talmente lontana dal suo sesso che non glielo riconosci, che non ne è all’altezza, che è brutta.

Poi possiamo metterci tutti allegramente a fare apologia e sproloquiare per ore dicendo che non è sempre così, che voi non lo pensate, non lo avete mai pensato, e per carità, VI CREDO; proprio per questo però sono convinta che non direste mai a una donna “sembri un uomo”, trovereste altre formule che voi stessi percepite come più dolci, più neutre, meno aggressive, più consone.

Le parole sono importanti e ce lo stiamo dimenticando. E ce lo dimentichiamo, perché nell’era dei social mettiamo per iscritto fiumi e fiumi di parole e ci paracu… nascondiamo, pardon, dietro al fatto che il tono di ciò che si dice non si può capire dalla lettura e può dare adito a fraintendimenti e interpretazioni.

Perciò, non dite davanti all’amica grassoccia “dai, però sei proprio simpatica!” (è successo a me un sacco di volte, anche di persona), perché sottintendete che può puntare su quello perché il resto “non va bene”; non commentate chi ha un look androgino con “non mi piace, sembra un uomo”, “ma come parla/si muove? Sembra una donna”, perché magari la persona in questione ha lottato per sentirsi accettata dal suo stesso genere. O magari da quello opposto, e voi nemmeno lo immaginate. Il modo in cui questi messaggi arrivano, hanno la stessa forza che potrebbero avere se diceste “dai, è lesbica però è in gamba”, “lo sai che Tizio è frocio?” “Ma quello è una checca!”.

Macroscopico e microscopico, ma è sempre la stessa cosa.

Le parole sono importanti, perché sono le persone a essere importanti.
Pensiamo alle persone.

2 thoughts on “QUANTO INDULGIAMO AL BODY SHAMING?

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

CommentLuv badge

%d bloggers like this:

Utilizzando la barra di scroll o continuando la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi