USCIRE DA UNA SITUAZIONE DI STALLO: COME FARE?

Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita – quando si è molto fortunati – non si è trovato in una situazione in cui non è a proprio agio, ma non sente la spinta che gli sarebbe necessaria per cambiare le cose. Uno stato di stallo, in parole povere.

Credo che non ci siano mani alzate. Ognuno di noi prima o poi si trova a dover affrontare un momento difficile, in cui tutto sembra fermo, con la sensazione che nulla potrà mai migliorare. È una situazione che priva dell’ossigeno: sembra di stare sott’acqua, con gli occhi che bruciano e il cuore che scoppia.

Può essere una condizione lavorativa che ci sta stretta, che non ci piace, ma che permette di pagare le bollette e che per questo facciamo fatica ad abbandonare.

Può essere una relazione sbagliata, con una persona che non ci capisce, o che è troppo diversa da noi, che non riusciamo a lasciare.

Può essere una famiglia che abbiamo scelto, che non funziona più; oppure una famiglia che non abbiamo scelto, perché è quella d’origine, che è disfunzionale da sempre, ma che ha innescato meccanismi in cui ci siamo accomodati.

Può essere un’amicizia di vecchia data, importante, che è diventata una dipendenza.

Come si esce da questa immobilità?

 

PER PRIMA COSA: GESTISCI L’ANSIA

Una frase che mi sono sentita dire dalla mia terapista quando soffrivo di crisi compulsive è: l’ansia non è uno stato costante.

L’ansia sale, sale, raggiunge il suo picco massimo; poi scende.

Lasciare l’ansia libera di raggiungere il suo punto più alto è il solo modo che hai per liberartene: è un incubo, lo so, ma quando la senti arrivare devi fermarti, smettere di giudicare la situazione e te stesso, sederti e aspettare.

In un primo momento sentirai l’inferno prendere possesso del tuo corpo, invadere mente e membra. Dopo qualche minuto di pensieri ingombranti, però, la tensione si stempera in modo naturale, il respiro torna normale, i battiti cardiaci si assestano, la testa smette di girare.

Come quando arriva un’onda di notevoli dimensioni: mai andarci sotto, ma cavalcarla: è il solo modo di non morire affogati.

 

CERCA DI DISTRARRE IL TUO CERVELLO

Restare occupati fa sì che i pensieri non si incastrino sullo stesso soggetto. Una volta calmato, esci, mettiti a riordinare, fa’ una telefonata a qualcuno che non senti da tanto, ricomincia quel lavoro che avevi abbandonato. Fa’ qualcosa, non restare a letto a crogiolarti nella melma che hai creato. Fatti un bel pianto, ma non affidare ad esso la responsabilità della tua pace: il pianto è solo un modo per fare uscire la pressione, non è la leva che abbasserà la temperatura di ebollizione.

 

FAI IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

Ora che il panico è passato, voglio darti un consiglio che è stato dato a me da una persona che mi è molto vicina, in un momento difficile e che, sulle prime, mi ha fatta inalberare tantissimo. A mente lucida, però, mi rendo conto che è stata la cosa più saggia che mi sono sentita dire in fase di stallo. Da quel momento, cerco di ripetermi il concetto ogni volta che sento di perdere il controllo.

Valuta il punto in cui sei, e chiediti cosa puoi fare. Di solito hai due possibilità: o fare un gesto di rottura, mandare tutto all’aria e fare un cambiamento immediato, oppure prendere atto che la situazione in cui sei ti fa in qualche modo comodo, per il momento, e cercare di fartela andare bene. Questo, però, tenendo presente che vuoi cambiarla, e quindi lavorando con calma per arrivare al momento in cui ti sentirai pronta a farlo.

Quando non si hanno energie sufficienti a cambiare le cose, sentirsi dire “o fai qualcosa o smetti di lagnarti” fa partire l’embolo. A me è partito subito: con questa persona – che amo – ho litigato, ma alla fine ho chiesto scusa io. La verità è che lamentarsi non serve. Cambia le cose? No. Migliora il modo in cui ci sentiamo? No. E allora, perché mugugnare? In quel momento io non avevo la lucidità necessaria per fare delle scelte di rottura. L’ho accettato. Sto lavorando per consentire a me stessa un passaggio “morbido” a uno stato di cose migliore. Da quando ho preso la decisione di fare un passo alla volta, mi sono sentita sollevata e ho capito come gestire i miei momenti critici.

INTRAPRENDI UN CAMMINO VERSO TE STESSO

Se non mettiamo noi stessi al centro, non saremo mai felici.

Questo non significa comportarsi male con gli altri, essere egoisti al punto di non mettersi più nei panni di chi abbiamo accanto: significa invece cercare la propria serenità. Significa prendersi una pausa quando ce n’è bisogno, spingere quando è il momento di spingere, fermarsi quando andare avanti diventa un peso insostenibile.

Parti dalle piccole cose: un’ora tutta per te, una lettura che vuoi fare da tempo e che il pensiero del lavoro in arretrato ti impedisce di godere, una passeggiata per schiarirti le idee, il progetto di arredo di una stanza che hai abbandonato per “mancanza di tempo”. Il tempo è relativo: c’è sempre lo spazio per inserire nella to do list un’azione che fa stare bene.

 

GESTISCI IL TUO CALENDARIO

Per rendere vera quest’ultima affermazione, è necessario mettere ordine nelle proprie giornate. Io uso iCalendar e gestisco a “blocchi” la mia giornata. Seleziono le ore destinate a me, al lavoro, alla casa, al tempo libero; all’interno di queste, poi, suddivido gli impegni. Se le ore sembrano meno di quelle che ti servono, metti in gioco una morning routine di rottura: alzati presto, punta la sveglia alle 5 se necessario. Vai a dormire prima, rinuncia a scoppiarti quella serie di Netflix che ti fa macinare una puntata dopo l’altra ogni sera fino a tardi: tu sei più importante.

 

DEDICA QUALCHE MINUTO ALLA MEDITAZIONE

Non mi stancherò mai di ripeterlo: meditare fa bene. Meditare alleggerisce. La mindfulness mette pace tra testa e corpo, li costringe ad andare, per una volta, di pari passo. È qualcosa che deve piacerti e lo devi sentire, non va forzata. Ma se ti dà la pace di cui hai bisogno, anche per 10, 20 minuti al giorno, perché rinunciare? Inseriscila tra le buone abitudini della giornata, non importa se appena sveglio o prima di coricarti. Se non avessi iniziato a meditare quando, nel 2017, ho avuto una paralisi facciale, non l’avrei superata con animo leggero come invece è successo.

Spero di esserti stata d’aiuto con questi piccoli consigli, che mi vengono dall’esperienza diretta.

Se ti va di raccontarmi come stai gestendo i momenti critici, lasciami un commento o scrivimi in privato: sarò felice di ascoltarti.

Il miracolo non è quello di camminare sulle acque, ma di camminare sulla terra verde nel momento presente e d’apprezzare la bellezza e la pace che sono disponibili ora.

– Thich Nhat Hanh

 

 

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

CommentLuv badge

%d bloggers like this:

Utilizzando la barra di scroll o continuando la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi